IL CONCORDATO PREVENTIVO

Per evitare la procedura fallimentare, gravosa e dannosa, il debitore può ricorrere alla procedura concorsuale del concordato preventivo. Questo consiste in un accordo fra debitore e creditori che stabilisce le modalità di estinzione di tutte le obbligazioni; ovviamente, vi si può ricorrere solo prima della dichiarazione di fallimento.

Le finalità del concordato preventivo sono:

  • la liquidazione del patrimonio del debitore con modalità più flessibili di quelle previste per il fallimento, concordate con la maggioranza dei debitori.
  • il ritorno dell’imprenditore “in bonis” (ovvero nelle condizioni di affidabilità precedenti alla crisi) e la continuazione dell’attività d’impresa.

I presupposti che rendono attuabile il concordato preventivo possono essere di due tipi:

  • presupposto soggettivo, cioè la qualità di imprenditore commerciale del debitore (soggetto che può fallire)
  • presupposto oggettivo, cioè lo stato di crisi accertata (ovvero di difficoltà temporanea e reversibile) dell’impresa.

Ad uno di questi presupposti si aggiunge lo stato di insolvenza del debitore.

Per avviare la procedura di concordato preventivo, il debitore presenta domanda di ammissione facendo ricorso al Tribunale competente. Questa dev eessere corredata da un piano di risanamento proposto ai creditori. Il Piano deve prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti in qualsiasi forma (cessione di beni, dilazione dei pagamenti etc.), oppure l’attribuzione dell’attività d’impresa ad un soggetto che se la assuma.

Il Tribunale, dopo aver accertato se ricorrono i presupposti di ammissione al concordato preventivo, può:

  • emettere decreto (non soggetto a reclamo) di non accoglimento, e su istanza dei creditori o del P.M. dichiarare il fallimento con sentenza separata, se ne ricorrono i presupposti;

oppure

  • emettere decreto (non soggetto a reclamo) di accoglimento e nominare gli Organi della procedura di concordato preventivo, che sono:
  • il Giudice Delegato, cui è devoluta la direzione del procedimento;
  • il Commissario Giudiziale, che svolge funzioni di controllo e vigilanza

sull’imprenditore.

Un volta emesso il decreto di accoglimento al concordato preventivo, i creditori sono chiamati a votare sulla proposta. Il concordato è approvato se riporta il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto.

Il concordato preventivo con sentenza del Tribunale può essere:

  • Risolto: su istanza dei creditori, in caso di inadempimento degli obblighi da parte dell’imprenditore;
  • Annullato: se si scopre una esagerazione dolosa del passivo, o una sottrazione o dissimulazione dell’attivo.

Alla risoluzione o all’annullamento può seguire la dichiarazione di fallimento, se ve ne sono i presupposti e se il creditori o il P.M. ne facciano richiesta.

Il concordato preventivo presenta benefici sia per l’imprenditore che per i creditori.

Benefici per l’imprenditore:

  • il concordato preventivo evita lo spossessamento, lasciando l’imprenditore nell’esercizio dell’impresa e nell’amministrazione dei suoi beni, anche se sotto il controllo del Commissario Giudiziale;
  • l’imprenditore viene liberato dei debiti che vanno oltre la percentuale concordataria.

Benefici per i creditori:

  • una volta concluso, il concordato è obbligatorio per tutti i creditori che vantano crediti anteriori all’inizio della procedura; pertanto, essi non possono iniziare o proseguire azioni esecutive individuali. Evitando la procedura fallimentare, i creditori potrebbero peraltro ottenere qualche vantaggio in più ed in tempi più brevi relativamente al recupero dei loro crediti.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti

La legge prevede anche la possibilità di accordo stragiudiziale di ristrutturazione dei debiti. Questo tipo di accordo consente al debitore di far fronte alla crisi dell’impresa attraverso un piano di pagamenti concordato con la maggioranza dei suoi creditori.

La procedura prevede che:

  • l’accordo sia sottoscritto dai creditori che rappresentano almeno il 60% dell’ammontare dei crediti;
  • sia garantito il pagamento integrale e tempestivo dei creditori che non hanno partecipato all’accordo;
  • l’accordo sia depositato dal debitore nella Cancelleria del Tribunale, unitamente alla relazione di un esperto sull’attuabilità del piano di ristrutturazione;
  • l’imprenditore faccia domanda di omologazione al Tribunale;
  • Il Tribunale, decise le eventuali opposizioni, emetta un decreto di omologazione reclamabile in Corte di Appello;
  • l’accordo sia pubblicato nel Registro delle imprese (acquisendo in tal modo efficacia) ed i creditori ed ogni altro interessato possano proporvi opposizione entro 30 giorni. A questo punto, per un periodo di 60 giorni i creditori perdono la possibilità di esperire azioni esecutive individuali nei confronti del debitore;
  • qualora il debitore non adempia all’accordo, sia i creditori che hanno sottoscritto l’accordo che gli altri possono riprendere ad esperire azioni esecutive individuali o richiesta di fallimento.